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Internet TV

Social TV e brand: sarà solo advertising?

luglio 20 2011  |  in Internet TV

(da PlayTheTV) La bellezza di Internet è la disintermediazione. Fin dagli anni ’90 aziende e brand interagiscono direttamente con consumatori, utenti e fan. Tutto è cominciato con email e siti web, poi sono arrivati i forum e le communities, ed ora è il tempo dei social media. Nulla è stato sostituito: abbiamo ancora i siti web corporate, abbiamo ancora la disseminazione e le conversazioni su forum tematici, ed ora abbiamo facebook, twitter e google+. Ma fin dall’inizio, i brand hanno esplorato creativamente nuovi modi di andare oltre banner e sponsorizzazioni, e di interagire senza intermediazione: hanno creato giochi in flash, fan forums, e pagine facebook, per testare nuovi paradigmi di conversazione, perchè hanno capito immediatamente che la visibilità sui media internet frequentati da milioni di visitatori è solamente il primo passo verso la loyalty degli utenti.

Come sappiamo, dopo il mondo mobile, internet sta penetrando nello schermo televisivo. Il paradigma della social tv come lo conosciamo ora è estremamente semplice: le persone guardano i loro show preferiti in tv, e interagiscono con altri che fanno la stessa cosa usando smartphone, tablets e notebook. Questa zona di interazione, presto sarà popolata di ads targetizzati ed interattivi. I broadcasters guadagneranno soldi, i brands traffico e conversioni, i consumatori godranno della tv interattiva sul loro second screen, in buona parte in modalità ancora da inventare. Ma anche questa volta, i brand cercheranno di andare oltre, alla ricerca di spazi di interazione disintermediata con i consumatori.

Ma in che modo i brand faranno social tv? In che modo sfrutteranno i nuovi paradigmi del second screen? Secondo me la risposta è semplice: Brand e aziende integreranno il second screen negli eventi corporate e promozionali live..

In effetti, sta già accadendo, ogni volta che consumatori e utenti usano twitter e facebook per condividere pensieri e opinioni durante eventi live. Quante persone usano un tablet o uno smartphone mentre partecipano ad un evento, o aprono altre finestre del browser mentre guardano uno stream live? I keynote di Steve Jobs sono probabilmente un ottimo esempio di di branded social tv basata su second screen, solo che non hanno ancora questo nome, e soprattutto non ci sono ancora strumenti per confezionarli in questo modo. Ma è questione di poco tempo…

Social TV: il modello di Convore più adeguato di Miso?

marzo 23 2011  |  in Internet TV

(da PlayTheTV) – La popolare applicazione social tv Miso crescerà da check-in service a luogo di conversazione, come preanunciato dal CEO di Bazaar Labs Somrat Niyogi a Janko Roettgers su NewTeeVee di GigaOM. “Il check-in è soltanto l’inizio, una feature che aiuta la conversazione, ma non è il focus della conversazione”. Dobbiamo quindi aspettare è vedere come si concretizzerà la vision di una delle più promettenti app di Social TV.

Nel frattempo, ho avuto modo di testare un nuovo interessante servizio di nome Convore, non specificamente orientato alla Social TV, ma con un interessante modello, molto adatto alle necessità della Social TV.

Il modello di Convore è semplice: gli utenti si iscrivono a gruppi tematici, creano topics, e conversano in tempo reale. La web app è molto ben progettata, anche l’app per Iphone è ben fatta, ed è anche disponibile un buon set di API iniziale. Ma la cosa più importante è che la conversazione è intorno al topic, e non intorno al check-in del singolo utente. Questo significa, tradotto nel paradigma Social TV, che si può seguire il gruppo dello show, trovare l’episodio in corso o che stiamo guardando (il topic) e incontrare persone che guardano lo stesso episodio nello stesso nostro momento. Aggiungi un servizio di check-in che porti gli utenti direttamente all’episodio dello show che stanno guardando, ed ecco confezionata un’ottima applicazione per la Social TV.

Giovedi alle 9 di sera proverò a fare un test su Convore con la popolare trasmissione di RaiDue Annozero, e vediamo cosa ne viene fuori!

Perchè YouTube potrebbe essere il miglior framework per le TV connesse, ma non lo è.

marzo 1 2011  |  in Internet TV

(Da PlayTheTV) Qual’è il più usato, conosciuto e implementato servizio internet video al mondo? Ok è facile: è YouTube. E’ un sito web dal 2005, ma è anche un servizio internet implementato in praticamente ogni dispositivo connesso dell’universo. . Si può trovare YouTube su Roku, Boxee, Apple TV, WDTV live, (quasi) tutti i lettori blu-ray e i TV connessi, vari decoder IPTV, ecc. Si potrebbe quindi pensare che YouTube sia il perfetto framework pervasivo per distribuire i contenuti video indipendenti (o dei propri clienti) su qualunque tv connesso. Ma ci sono un paio di ragioni per cui non è come dovrebbe (o potrebbe) essere: la mancanza della possibilità di sottoscrivere canali, e la carenza delle caratteristiche di condivisione.

YouTube assume che un utente è anche un canale.
Non ho mai capito perchè, come utente, non è possibile creare un canale su YouTube. L’utente è di fatto un canale, a differenza di Vimeo dove puoi avere un profilo come utente (con tutti i tuoi video, e commenti, e likes, e tutte le tue attività) E puoi anche creare un canale (personale o condiviso). Il modello di Vimeo è perfetto (per gli utenti), perchè puoi essere un utente ma anche un producer. YouTube invece ha un modello clip-centrico, vende il contenuto (con qualche revenue-sharing se i numeri sono interessanti) indipendentemente da chi lo ha creato, e la maggior parte degli utenti hanno imparato a usarlo per guardare l’ultimo LOLcat, o vari imbecilli fare cose imbecilli. Gli utenti si affidano ai video più visti e più votati, non allo stream di uno user/producer.

Ok, ma è comunque possibile sottoscrivere un user/canale, e questo può creare fedeltà verso il proprio canale ( o quelli dei propri clienti)
Si, è possibile, ma solo sul sito! Non ho testato TUTTI i dispositivi connessi, ma da quel che posso capire, eccetto Roku, nessuna app di YouTube consente l’accesso alle proprie sottoscrizioni. Propone i propri preferiti, i propri video, ma non le sottoscrizioni. Posso avere un video preferito ma non un canale preferito. Non su Boxee, su Apple TV, su lettori blu-ray players etc. Persino su Leanback, la straordinaria app web-based, feature principale di Google TV, è possibile vedere fondamentalmente clips. [EDIT: su Leanback si può visualizzare il feed dei propri contatti, che però mescola likes, voti, e contribuzioni degli utenti che seguiamo). E non si tratta di una carenza di API, perchè è disponibile una API per User’s subscription feeds.

Bene, gli utenti non possono sottoscrivere canali, ma almeno potranno condividere video dalla comodità del proprio divano
No, non possono! Ok, questo può dipendere da questioni legate all’autenticazione cross-service, ma rimane il fatto che non è possibile condividere video da YouTube a Twitter o Facebook con il proprio telecomando. E un servizio che non consente agli utenti di condividere contenuti, è veramente noioso.

Queste sono le ragioni per cui non è possibile affidarsi a YouTube come framework globale per distribuire uno show sugli schermi televisivi, anche in Europa dove la Apple TV (peraltro ancora chiusa alle app) vende come il ghiaccio al polo nord e Roku non è affatto distribuita. Speriamo che nei rilasci futuri delle app di YouTube queste caratteristiche saranno disponibili.

Una strategia di marketing per i brands basata sul video online

febbraio 21 2011  |  in Internet TV

(da PlayTheTV) Ci sono opinioni secondo le quali la vera tv interattiva è di fatto soltanto su terminali mobili, perchè le app su tv sono complicate e difficili da trovare e usare, e l’attuale caos dei terminali non è d’aiuto. Questo può essere vero al momento, ma quando parliamo di definire un approccio per una strategia di marketing basata sul video online, non possiamo semplicemente ignorare un contesto in crescita che potrebbe avere una improvvisa accelerazione nei prossimi mesi. E’ quindi una buona idea iniziare ad affrontare terminali mobili e tv con una coerente user experience. Ecco quindi qualche consiglio – mi auguro utile – per iniziare.
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Condividere una clip da una diretta TV – Un concept

febbraio 14 2011  |  in Internet TV

(Da PlayTheTV) Quante volte avete desiderato poter condividere una clip da un flusso video in diretta? Un’azione di una partita di calcio, o una battuta di un politico o di un attore? La vedi, ti piace, e vorresti poterla condividere immediatamente. Quello che segue non è niente di più di un proof-of-concept di come questa app potrebbe funzionare facilmente attraverso un semplice telecomando.
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Ottimizzare siti per Google TV

febbraio 9 2011  |  in Internet TV

(da PlaytheTV) Google sta ancora cercando di definire identità e strategia di mercato della sua a try at defining its Google TV dopo che i principali broadcasters USA hanno bloccato l’accesso alle versioni online dei loro programmi, e lo specifico Android Market deve ancora essere lanciato (con alcuni rumours in circolazione). Google TVL’ipotesidi adozione di un processore ARM potrebbe essere un’ottima soluzione per tagliare il prezzo degli STB con Google TV installato, e per farne un completo device Android, ma nel frattempo Google tenta di “televisionizzare” il contenuto web lanciando il Google TV Web Site Optimization Resources, un completo toolbox per ottimizzare siti per la visione attraverso Google TV.

Il toolbox è semplice e ben fatto, con consigli, linee guida, esempi di codice e una ottima UI library per facilitare i web designers nella progettazione di una versione ottimizzata per Google TV del proprio sito. Non sono un grande fan del paradigma “web-alla-tv”. Continuo a pensare che qualunque strumento coinvolga una tastiera e la digitazione di URL rende l’esperienza troppo simile ad un limitato PC, essendo il “fattore divano” l’unico differenziale premiante. In ogni caso val la pena di tenere gli occhi su questo prodotto per capirne l’evoluzione, e magari intanto dare un’occhiata ai primi siti ottimizzati: il sito all news Al Jazeera e lo shop Net-a-porter.

Segui Google Tv su Twitter per essere aggornato.

Santoro, Grillo, e la riduzione del raccontabile

marzo 26 2010  |  in Internet TV

Anche io, come tanti, ieri sera ho seguito Raiperunanotte, apprezzandone i risultati. E anche io, come tanti, sono convinto che l’intera operazione passerà alla storia. Non tanto per i numeri degli “accessi contemporanei” su web (tutti da dimostrare, e anche fossero veri, comunque poco rilevanti in senso assoluto), nè per l’inesistente potenziale politico sul breve termine (come diceva Gilioli), quanto piuttosto per due ragioni anche ovvie: la dimostrazione della possibilità concreta di rompere la muraglia del controllo tv e costruire un evento mainstream di successo anche senza RAI e MEDIASET alle spalle, e l’effetto virale scatenato sulla rete delle clip tratte dallo show, che solo oggi (il giorno dopo) sono diventate immediatamente una grammatica d’interazione dal grandissimo potenziale di fermentazione su tutti i social network.

Ma c’è un’altra riflessione, che merita secondo me di esser fatta. Ieri erano radunati da Santoro (presenti o in video) un buon numero di esperti e veri giornalisti, e cito Travaglio, Jacona e la Gabbanelli su tutti. Ebbene, Jacona nel suo intervento ha parlato di “progressiva riduzione, compressione del raccontabile”, una straordinaria espressione che mi pare dica davvero molto di quel che c’è da dire sullo stato della società e del giornalismo italiano.

Ascoltando questa considerazione di Jacona, non ho potuto fare a meno di pensare alla nefanda avventura del video in cui Mercedes Bresso sembrerebbe augurare la morte ad una signora, malamente manipolato (da chissà chi) e sparato ovunque da Grillo e dai suoi seguaci (e sconfessato dallo staff della Bresso con un’altra ripresa, vedi qui il confronto, qui la storia raccontata da Mantellini).

Ora, se il cosiddetto “potenziale informativo della rete” emerge come sostituto degli esperti raccontatori di storie, nel rifutare la realtà impacchettata e celestina delle televendite Berlusconiane rischiamo di affidare il nostro orizzonte di conoscenza sociale ad un gran numero di hobbysti (fra cui un gran numero di imbecilli), il cui pseudo lavoro, che consiste nel giocare con movie maker per manipolare la realtà pensando in buona fede di raccontarla, non è altro che funzionale a questa costante e progressiva “riduzione del raccontabile”. E più il raccontabile si riduce, più stupidaggini circolano in rete, in un loop devastante che annulla qualunque tentativo di fornire alle menti in trance di troppi italiani un quadro chiaro del paese in cui vivono.

Che siano sulla RAI o che siano altrove, i raccontatori di storie, quelli veri, quelli che sanno che la realtà va interpretata per renderla comprensibile, quelli che sanno che una vera inchiesta non si fa sbattendo un telefonino indignato di fronte a persone indignate, sono vitali per una democrazia, e vitali per la costruzione di un proficuo e utile tessuto di reporter diffusi. Senza la loro sintassi a fare da guida, non si amplia il raccontabile, si limita a sguazzare nella fanghiglia che rimane disponibile.

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