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Stemmings. Prenditi una pausa.

Stemmings è un blog collettivo che raccoglie saggi brevi su design e tecnologia, con un approccio narrativo lineare e slow molto raro di questi tempi. Leggendone i post, ho avuto modo di ritrovarmi in quel clima di web readings più meditato e rarefatto in uso nei primi anni del 2000 (penso ad esempio a The Fray, ma anche a molti blog della prima ora), con una particolare attenzione a grafica e tipografia, lontano dalla frenesia che molti di noi vivono su Facebook e Twitter.
Dalla descrizione tratta dal sito:

Stemmings (is) a publication where thoughtful discourse is the rule, not the exception. With Stemmings, we’ve thrown the handbook out the door, not only with our design, but also with how, and where, our content comes from. Let me explain: Over the past few weeks we’ve been working tirelessly to bring together an ever-growing team of movers and shakers in the technology & design industry including not only designers and developers behind some of your favorite apps, but also founders, bloggers, and journalists (and we’re still looking for more). Each columnist will release a single essay a month ––so approximately thirty columnists each month, ideally. The result is a wide array of opinions, ideals, and visions from more than just a group of bloggers with questionable credentials. It’s quality content from people you (should) care about and we’re really excited to be bringing it to you.

L’idea è quindi molto semplice: scegliere accuratamente i contributors, e chiedergli un solo saggio al mese (fino a coprire idealmente 30 giorni). I saggi sono ben meditati e astratti dalla superficie bidimensionale della quotidianità, e pur essendo brevi hanno un approccio longform che somiglia più a una pausa di riflessione, un guardarsi dentro, senza per questo risultare noiosi o autoreferenziali. Prendo ad esempio “Interface are stories” del giovane designer americano Patrick Rogan, appassionata analogia fra il design di un’interfaccia e il racconto di una storia:

“We look for feedback and appreciation, but we’ve missed the mark of what we do. We’re here as the leaders that are creating the way we interact with our constantly evolving world. Not only are we here to tell stories, but we’re here to design the experience by which stories are told. We’re the authors.”

Oppure “We design memories” di Shawn Borsky, sulla nostra sorprendente incapacità di ricordare, e di come la progettazione della memoria di un prodotto sia un elemento determinante nel design.

The user experience is the memory of using the product not the process of using it. It’s an important distinction.

Un progetto da seguire con attenzione, e un’ottima occasione per premere il tasto pausa.

Un grazie a Simone Brunozzi, è a lui che devo la scoperta di questo sito.

L’immagine è la cover del post Someone else’s dreams su Stemmings

Troll

Questo socialcoso non è un albergo

Com’era prevedibile, le controverse affermazioni del Presidente della Camera Laura Boldrini sulla necessità di una discussione senza tabù sul tema del controllo del web hanno scatenato nei giorni scorsi una “cavalleria pronta alla carica” (cit. Zambardino) che non riepilogherò perchè Fabio Chiusi l’ha già fatto molto bene. Aggiungerei solo l’odierna riflessione di Saviano su Repubblica, che merita la lettura comunque la si pensi.

A prescindere dalle questioni di diritto della rete, su cui altri si sono espressi molto meglio di come potrei far io, provo ad aggiungere qualche riflessione “geospaziale”.

I social network hanno reso il web una rete di persone, ancora più dei blog che già avevano avviato una gran parte di questo processo. E questo è accaduto perchè in due click chiunque è in grado di pubblicare alcunchè. Ti registri, pubblichi. Fine. Facile. Democratico. Persino per un giornalista VIP o per un potente politico di lungo corso, i quali, spesso tardivi digitali, hanno trovato una strada facile ed aperta e si sono creati il loro account in due click, spesso e volentieri prima ancora di capire dove diavolo fossero finiti. Solo perchè i loro colleghi erano già lì. Solo perchè sul tal quotidiano era uscito un paginone su Twitter. Era così facile.

Paradosso vuole però che siano proprio loro, i tardivi digitali di cui sopra, a levare più in alto gli scudi su questo eccesso di incontrollabile facilità con cui si possono pubblicare contenuti sulla rete, quella stessa facilità che gli ha consentito di essere presenti in uno spazio virtuale che fino a pochi anni fa era riservato a pochi smanettoni capaci di costruirsi un sito in HTML per pubblicare i propri contenuti. Si sono iscritti in tre minuti, hanno scoperto l’incredibile puttanaio di casino con cui ci scontriamo tutti i santi giorni noi-meno-tardivi, filtrando, pulendo, followando e defollowando, aggregando e disaggregando, barcampando e panelando. Benvenuti.

Ora, a costoro mi verrebbe da dire: aiutateci. Avete visto? Cominciate a capire? Bene, aiutate noi che questo lavoro di democratica scrematura lo facciamo da anni, chi all’ombra e chi sotto uno spicchio di sole, chi al tavolo del cocciuto amministratore delegato, e chi in interminabili riunioni con internet committee aziendali o partitici. Aiutateci, perchè c’è un sacco di lavoro da fare.

(la foto è di Cali4beach, CC licensed)

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I vopos di Helmstedt–Marienborn e il muro di Berlino

Nel 1988 valeva la pena sdraiarsi a dormire nei corridoi dei treni rapidi per andare in Europa. L’aereo costava caro, e l’inter-rail aperta rendeva possibile a noi non-ancora-ventenni girare senza limiti in quelle terre sconosciute. E noi volevamo andare a Berlino.

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Cos’è il Responsive Design e perchè non dovrebbe essere ignorato dai quotidiani online

Uno spettro si aggira nel mondo della progettazione web. Si chiama Responsive Design, e per ora è derubricato a “mania da smanettone”, almeno finchè un media generalista non deciderà di farne un titolo a quattro colonne. In queste poche righe vorrei provare a spiegare fuor di tecnica (che puoi approfondire qui, se ti interessa) cos’è, e perchè non dovrebbe essere ignorato dai media online.
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Il dito, la luna e l’eterno dibattito blogger vs giornalisti

Da molti anni, a memoria da una decina o quasi, si discute del conflitto tra blogger e giornalisti. In qualche caso si è archiviato il tema con (intelligente) ironia, in qualche caso sono state fatte riflessioni profonde, ma se la vicenda delle affermazioni dell’Annunziata sui blog (dell’Huffington in particolare) ha riacceso gli animi vuol dire che il tema continua ancora ad essere irrisolto. Forse proprio perchè ancora una volta mal posto. Read more…

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Non esiste Big Data. Esistono i big data

Nel suo editoriale di oggi su La Stampa, riferendosi alla campagna elettorale americana, Gianni Riotta presenta Big Data (nome proprio, maiuscolo), come una “nuova tecnica di analisi e ricerca di umori ed opinioni degli elettori” Read more…

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